

Gent. ma Francesca,
- Se Vi = 3 mc., pi = 1 Kg/cmq = 3 x 9,81 /0,0001 = 2,943 x 105 N/mq, pf = 5 Kg/cmq = 5 x 9,81 /0,0001 = 4,905 x 105 N/mq,si ha:
Vf = (pi/pf)(1/g)Vi = (2,943 x 105 /4,905 x 105) (1/1,40) x 3 = 0,6 0,71428 x 3 = 2,0828 mc.
Per determinare il volume d'aria Vi alla temperatura Ti = (273 + 25) °K = 298 °K, corrispondente al volume Vf di 2,0828 mc, bisogna calcolare anzitutto la temperatura Tf al termine della compressione adiabatica, facendo sistema con l'equazione di stato pV = nRT (V = nRT/p):
nRTf/pf = (pi/pf) (1/g)nRTi/pi;
Tf = Ti(pi/pf)[(1 - g)/g] = 298 x (2,943 x 105/4,905 x 105) [(1 - 1,4)/1,4] = 298 x 0,6(-0,2857) = 344,82 °K.
Dall'equazione di stato piVi/Ti = pfVf/Tf;
Vi = (Ti/Tf) (pf/pi) Vf = (298/344,82) x (4,905 x 105/2,943 x 105 ) x 2,0828 = 2,999 mc, coincidente in pratica con i 3 mc del volume iniziale assegnato.
- Dall'equazione di stato si ottiene il numero n di moli di gas: n = pV/(RT) = (11 x 9,81/0,0001) x 0,4 /(8,31 x (180 + 273)) = 114,662 moli.
Supponendo che la temperatura finale sia di 25 °C, si ha : Tf = 298 °K.
Essendo Cv = 4,98 cal/(mole °K), si calcola la variazione di energia interna dell'aria
che si espande raffreddandosi da 453 °K a 298 °K: DU = n Cv (Tf - Ti) = 114,662 x 4,98 x (298-454) = - 8,907 x 104 cal = - 4,18 x 8,907 x 104 J = -372312,6 J = -372,3216 KJ.
Tanti cordiali saluti
Gent. ma Francesca,
La corsa d del pistone rimane invariata se si considerano i dati del quesito precedente:
pi = 1 atm = 1,013 x 105N/mq: pressione iniziale (z) dell'aria nel cilindro (si suppone che sia pari alla pressione atmosferica pa = 1,013 x 105N/mq;
pf = 1,1111 x 105 N/mq. pressione finale dell'aria nel cilindro, al termine della compressione adiabatica prodotta dal peso;
Vi = 2000 cmc = 0,002 mc: volume iniziale;
Vf = 1,829 x 10-3 mc: volume finale.
Ti = (15 + 273)°K = 288 °K: temperatura iniziale.
Per calcolare la temperatura finale bisogna utilizzare l'equazione della trasformazione adiabatica in funzione di T e V:
Tf = Ti (Vi/Vf)g - 1 =
288 (0,002/1,829 x 10-3 ) 1,4 - 1 = 288 x 1,093 0,4 = 298,42 °K.
Tanti cordiali saluti
Gent. ma Francesca,
Il procedimento adottato nella soluzione del quesito in oggetto è essenziale
per
il calcolo del volume finale Vf = 0,001829 mc = 1829 cmc, in quanto sono
noti
soltanto la pressione iniziale pi = 1,013 E 5 N/mq ed il volume iniziale Vi
= 2000 cmc, mentre la
pressione finale pf = 1,1111 E 5 N/mq si ricava dalla condizione di
equilibrio tra la stessa e la
pressione risultante da quella iniziale sommata a quella esercitata dal peso
del pistone.
Una volta nota pf, per determinare Vf bisogna imporre che il lavoro
meccanico svolto dal peso del pistone sia uguale
al lavoro di compressione eseguito sul gas.
Il calcolo di Vf può essere effettuato anche applicando l'equazione Vf=
Vi.(pi/pf)^(1/K): Vf = 0,002 x (1,013 E5/1,1111 E5) ^ 0,71428571 = 1,87 E-3
mc = 1870 cmc,
che in pratica coincide fino alle centinaia con il valore ottenuto in
precedenza (1829 cmc).
Questa discordanza tra i due metodi è dovuta fisicamente al fatto che la
compressione è stata considerata , solo idealmente, adiabatica (senza
scambio di calore con l' ambiente), per la sua breve durata.
In realtà il calcolo di Vf dovrebbe essere effettuato considerando la
compressione pressochè isotermica, con K circa unitario ed ammettendo un
piccolo scambio di calore con l'ambiente.
Infatti, per la legge di Boyle relativa alle trasformazione isotermiche, si
ha: Vf= Vi.(pi/pf) = 0,002 x (1,013 E5/1,1111 E5) = 1823,41 cmc, che
differisce da 1829 per circa lo 0,3%.
D'altra parte, se si considerasse l'espansione isotermica di n moli di gas,bisognerebbe
conoscere la temperatura ambiente Ta, che invece non è stata assegnata, ed
applicare la formula L = Pd = P (Vi - Vf)/S = -integrale (da Vi a Vf) di pdV
= - integrale (da Vi a Vf) di nRTa dV/V = - nRTa ln (Vf/Vi) = nRTa ln (Vi/Vf),
con la notevole complicazione di dover risolvere numericamente un'equazione
trascendente per determinare Vf: P(Vi - Vf)/S = nRTa ln (Vi/Vf). E' molto più
semplice pertanto considerare la compressione adiabatica ed applicare
successivamente, per una migliore approssimazione, l'equazione della
trasformazione isotermica.
Tanti cordiali saluti
Gent.ma Francesca,
Anzitutto segnalo l'errore nel calcolo di Pf: il calcolo esatto è:
pressione iniziale + ( peso/sezione pistone) = 1,013E5 + 9810/0,01 = 101300
+ 981000 = 1082300 N/mq = 1,0823 E6 N/mq.,
e non (pressione iniziale + peso)/sezione pistone = (101300 + 9810)/0,01 =
111110/0,01 = 11111000 N/mq.
Pertanto Vf = (- 9810 x 0,4 - 101300 x 0,01) x0,002/(- 9810 x 0,4 - 1082300
x 0,01) = (- 3924 - 1013) x 0,002/(- 3924 - 10823) = 4937 x 0,002/14747 =
0,000669559 mc = 669,559 cmc.
Applicando invece la legge di Boyle si ha: Vf = piVi/pf = 101300 x
0,002/1082300 = 0,000187193 mc = 187,193 cmc.
La notevole diversità dei valori ottenuti, se si fa il confronto con il caso precedente (P = 10 Kg = 98,1 N), è dovuta al fatto che non è più valida l'approssimazione precedente, per quanto concerne il moto di discesa del peso. Nel caso precedente la pressione prodotta dal peso (98,1/0,01 = 9810 N/mq) è pari a circa il 10 % (9,68 % ) della pressione iniziale; pertanto si può fare un'analisi dinamica approssimata, considerando trascurabile la variazione di energia cinetica rispetto alla variazione di energia potenziale che si converte in lavoro di compressione (positivo) fatto sul gas.
Nel caso precedente, mentre il lavoro fatto dal peso è L = Pd = 98,1 x 0,017 = 1,6677 J, il lavoro di compressione è L = (piVi - pfVf) /(1-K) = (202,6 - 203,22)/(-0,4) = 1,55 J.
La differenza , pari a 0,1177 J (circa 7 %) corrisponde alla variazione di energia cinetica ed al calore trasferito all'ambiente per il difetto d'isolamento termico del sistema.
L'equazione differenziale del moto della massa M è : Mdv/dt = M(d^2 y/dt^2) = Mg - pS = Mg - [pi (Vi/V)^K]S = Mg - [pi (S yi/S y)^K] S = Mg - [pi (yi/y)^K] S .
Il termine dipendente dalla quota y si può considerare quasi costante, in prima approssimazione, soltanto se, come nel caso precedente, la variazione di y (corsa d = yi - yf) è piccola (1,7 cm) (yi = 0,002/0,01 = 0,2 m = 20 cm, circa uguale a yf), il che equivale a considerare quasi uguali i volumi Vi (2000 cmc) e Vf (1829 cmc). Soltanto facendo quest'approssimazione si può semplificare la soluzione, ritenendo pressochè uniformemente accelerato (con accelerazione costante a = dv/dt = g - pi S/M = 9,81 - 101300x 0,01/10 = (9,81 - 101,3) m/s^2 = -91,49 m/s^2 ) il moto di M.
In particolare, se M fosse tale da ottenere l'uguaglianza tra g e piS/M (a = 0), il moto di M avverrebbe con velocità costante .
In realtà, poichè un gas compresso in un volume variabile (come avviene in uno pneumatico al crescere del carico) consente di ottenere un sistema elastico (molla) con costante di forza variabile, durante
la discesa del pistone si manifestano delle oscillazioni armoniche che vanno smorzandosi soltanto quando viene raggiunta la posizione di equilibrio corrispondente al volume finale.
La soluzione esatta del problema dovrebbe essere impostata considerando altri dati, cioè sia le velocità iniziale e finale del pistone (rilevabili sperimentalmente) e la conseguente variazione di energia cinetica del pistone, sia l'approssimativa adiabaticità della trasformazione (mediante un esponente K' di V da valutare sperimentalmente, in sostituzione di K= 1,4, per tener conto del calore Q ceduto all'ambiente, da misurare con un calorimetro contenente il sistema):
Mg yi + (1/2) Mvi^2 = (pi Vi - pfVf)/(1-K') + Mg yf + (1/2) Mvf^2 + Q;
L = Mg(yi - yf) = Pd = (pi Vi - pfVf)/(1-K') + (1/2)M [vf^2 - vi^2] + Q.
Se , in particolare, vi = 0, si ha: Pd = (pi Vi - pfVf)/(1-K') + (1/2)M vf^2 + Q.
Per quanto riguarda il lavoro di compressione (positivo) fatto sul gas ed opposto a quello, negativo,fatto dal gas che subisce la compressione, si ha:
L = (pi Vi - pfVf)/(1-K) = [pi Vi - pi ((Vi/Vf)^K) Vf]/(1-K) = [pi Vi - pi (Vi^K) Vf^(1-K)]/(1-K) =
[pi Vi - pi (Vi^K) Vf^(-(K-1))]/(1-K) = [pi Vi - pi (Vi^K) /(Vf^(K-1))]/(1-K)=
= piVi [1 - (Vi/Vf)^(K-1)]/(1-K) = piVi[(Vi/Vf)^(K-1) -1]/(K-1).
L'espressione ottenuta mostra chiaramente che al decrescere del volume, il termine (Vi/Vf)^(K-1) aumenta, incrementando tanto più il lavoro L quanto minore è il volume finale.
Tanti cordiali saluti.
Gent. ma Francesca,
L'errore di interpretazione sta nel fatto che le variabili che determinano il lavoro che viene compiuto in una trasformazione adiabatica, sono le pressioni e i volumi iniziali e finali della massa gassosa e non soltanto il prodotto della pressione iniziale per il volume iniziale. Se invece la trasformazione
è isobarica (a pressione costante), il lavoro è determinato dal prodotto della pressione per la variazione di volume. In altri termini, mentre il prodotto pV non ha significato fisico, sono energeticamente importanti soltanto le sue variazioni durante una trasformazione.
Esempio numerico:
Consideriamo la compressione isobarica di una mole di gas (aria) contenuta in un cilindro non isolato termicamente dall'ambiente e chiuso da un pistone di sezione S = 0,008 mq = 80 cmq , scorrevole senza attrito per effetto di una forza costante F = 2400 N, il cui punto di applicazione si sposti di s = 0,125 m. Il lavoro compiuto dalla forza F sul gas è Lm = Fs = (2400 x 0,125) J = 300 J, mentre il lavoro di compressione compiuto dal gas è Lc = - Lm = - 300 J.
La pressione costante esercitata da F sul gas è p = F/S = 2400/0,008 = 3x105 N/mq.
Applicando l'equazione di stato si ha: Lc = p DV = nRDT; DV = Vf - Vi = Lc/p =
-300/3x105 = - 0,001 mq = -1 dmc = - 1 litro (l.).
La variazione di temperatura è DT = Lc(nR) = -300/(1 x 8,31) = -36,1 °K.
Se Ti = 303 °K (30 °C), si ha:
Vi = nRTi/p = 1 x 8,31 x 303 / 3x105 = 0,008393 mc = 8,393 l.
Tf = Ti + DT = 303 - 36,1 = 266,9 °K (- 6,1 °C);
Vf = nRTf/p = 1 x 8,31 x 266,9 / 3x105 = 0,008393 mc = 0,007393 mc = 7,393 l. .
Applicando il primo principio della termodinamica, si ha:
DQ (calore, negativo,trasferito dal gas all'ambiente = Cp(Tf - Ti )= DU (variazione, negativa, dell' energia interna: D U = Cv(Tf - Ti )del gas) + Lc (lavoro di compressione, negativo, compiuto dal gas).
Cp (calore molare dell'aria, a pressione costante) = Cv(calore molare dell'aria, a volume costante) + R = (4,96 x 4,18 + 8,31) J/(mole °K) = 29,042 J/(mole °K).
DQ = CpDT = 29,042 x (-36,1) = -1048,41 J.
D U = CvDT = 4,96 x 4,18 x (-36,1) = - 748,45 J.
In altri termini, il calore DQ = - 1048,41 J ceduto all'ambiente proviene per - 748,45 J dal decremento dell'energia interna del gas per effetto del raffreddamento a pressione costante da 303 °K a 266,9 °K e per - 300 J dal lavoro di compressione subito dal gas per effetto della forza costante F.
Compiuta la compressione isobarica alla pressione pi' = 3x105 N/mq, supponiamo di far compiere al gas un'espansione adiabatica dal volume iniziale Vi' = 0,007393 mc fino alla pressione finale pf' = 1,013 x 105 N/mq (1 atm).
Il volume finale sarà Vf' = (pi'/pf')g = ( 300000/101300)0,71428 x 0,007393 = 0,01605 mc.
Il lavoro (positivo) compiuto dal gas è L' = ( pf'Vf' - pi'Vi')/(1-
g) = (101300 x 0,01605 - 300000 x 0,007393)/(-0,4) = (1625,86 - 2217,9)/(-0,4) = 1480 J.
Dall'espressione L' = [pi'Vi'/(g -1)] {1 - [pf'/pi'][(g -1)/g]}, ricavabile con facili passaggi, si deduce che, a parità di prodotto iniziale pressione x volume, il lavoro di espansione è tanto maggiore quanto minore è la pressione finale pf'. Al limite, facendo tendere pf' a zero, si calcola il massimo lavoro (teorico) eseguibile:
L'max = [pi'Vi'/(g -1)] =
300000 x 0,007393 /0,4 = 5544,75 J.
Se invece il gas viene fatto espandere adiabaticamente fino al volume Vf' = 0,008393 mc, la pressione finale sarà pf' = pi' (Vi'/Vf') g = 300000 x (0,007393/0,008393)1,4 = 251180 ,62 N/mq.
L' = ( pf'Vf' - pi'Vi')/(1-g) = (251180,62 x 0,008393 - 300000 x 0,007393)/(-0,4) = (2108,15 - 2217,9)/(-0,4) = -109,75/(-0,4) = 274,375 J.
Come si può notare, il lavoro di espansione, a parità di volume e pressione iniziali, dipende dai valori finali della pressione e del volume, che determinano l'entità della variazione dell'energia interna.
Tanti cordiali saluti
Gent. ma Francesca,
Supponiamo, per semplicità, che il cilindro sia disposto orizzontalmente e che pertanto non intervenga la forza-peso, per evitare di riconsiderare un quesito precedente.
Cessata l'azione della forza costante, il gas, dopo essere stato compresso alla pressione costante pc = 1,1111 x 105 N/mq , con un volume finale di 1829 cmc, si espande adiabaticamente fino a quando la sua pressione non ridiventi uguale alla pressione esterna (pressione atmosferica) pa.
Il lavoro positivo di espansione compiuto dal gas sul pistone, (a spese della sua energia interna), Lp1 = (pf1Vf1 - pi1Vi1)/(1 - g ), da pi1 = 1,1111 x 105 N/mq, Vi1 = 0,001829 mc = 1829 cmc, a Vf1 (da calcolare), pf1 = pa = 1 atm = 1,013 x 105, sommato al lavoro negativo Ln1 = - pa(Vf1 - Vi1 ) compiuto dalla forza paS, uguaglia, per il teorema lavoro-energia, l'energia cinetica K = (1/2) Mv2 acquisita dal pistone:
Lp1 + Ln1 = K.
K = (pf1Vf1 - pi1Vi1)/(1 - g ) - pa(Vf1 - Vi1 ) .
Calcolato il volume finale Vf1 = Vi1(pi1/pf1)1/g = 1829 x (1,1111 x 105/1,013 x 105)0,7142 = 1953 cmc.
, si ottiene: K = (1,013 x 105x 0,001953 - 1,1111 x 105 x 0,001829)/(1 - 1,4) - 1,013 x 105(0,001953 - 0,001829) = (197,83 - 203,22)/(-0,4) - 12,561 = 0,909 J.
A questo punto bisogna considerare che, a partire dall'istante in cui la pressione p del gas uguaglia quella atmosferica (pa), il gas continua ad espandersi adiabaticamente effettuando il lavoro Lp2 a spese della sua energia interna, contro la forza costante pa, mentre l'energia cinetica K acquisita dal pistone si converte in lavoro resistente fatto contro la forza paS.
Si consideri che la forza risultante pS - pa S, agente sul pistone e diretta verso la base del cilindro (essendo pS minore di pa), aumenta a mano a mano che il volume aumenta e la pressione p diminuisce.
Pertanto, indicando con pi2 = pa la pressione iniziale, con Vi2 = Vf1 = 1953 cmc il volume iniziale, e con pf2 e Vf2 rispettivamente la pressione finale ed il volume finale (nel punto di arresto), applicando il teorema lavoro-energia, si ha:
pa(Vf2 - Vi2 ) (lavoro fatto contro la forza paS ) = K + Lp2 = K (energia cinetica acquisita dal pistone e che si converte in lavoro contro la forza paS) + (pf2Vf2 - pi2Vi2)/(1 - g ) (lavoro positivo di espansione compiuto dal gas contro la forza paS.
pa(Vf2 - Vi2 )(1- g) = K(1- g) + pf2Vf2 - pi2Vi2.
Per ottenere pf2 e Vf2 bisogna risolvere numericamente o graficamente
(con una calcolatrice con display grafico) il seguente sistema:
1) pf2 = [pa(Vf2 - Vi2 )(1- g) - K(1- g) + pi2Vi2]/Vf2;
2) pf2 = pi2 ( Vi2 /Vf2)g ;
1) pf2 = [1,013 x 105 Vf2(-0,4) + 1,013 x 105 x 1,953 x 10-3 (0,4) + 1,013 x 105 x 1,953 x 10-3 + 0,909(0,4)]/Vf2 ;
2) pf2 = 1,013 x 105 (1,953 x 10-3)1,4/Vf21,4 = 16,315/Vf21,4
1) pf2 = (-4,052 x 104 Vf2 + 277,338)/Vf2 =
= 277,338/Vf2 - 40520.
Rappresentate sul display le curve 1) e 2) , sono state lette le coordinate del loro punto d'intersezione, corrispondenti alla soluzione del sistema:Vf2 = 0,002404 mc = 2404 cmc e pf2 = 74832,97 N/mq.
Indicando con do = volume dopo la compressione isobarica/S = 1829/S = 1829/100 = 18,29 cm. la distanza iniziale del pistone dalla base del cilindro, con d1 = Vf1/S = 1953/100 = 19,53 cm. e con d2 = Vf2/S = 2404/100 = 24,04 cm. rispettivamente il volume finale della prima espansione adiabatica ed il volume finale della seconda espansione adiabatica, si ottiene lo spostamento del pistone fino all'arresto sommando allo spostamento d1 - do = 19,53 - 18,29 = 1,24 cm, relativo alla prima espansione, lo spostamento d2 - d1 = 24,04 - 19,53 = 4,51 cm. . Pertanto lo spostamento totale del pistone è dT = (1,24 +4,51) cm. = 5,75 cm.
Se la pressione esterna pa fosse idealmente nulla, il pistone acquisirebbe l'energia
cinetica
K = ( - pi1Vi1)/(1 - g ) = -1,1111 x 105 x 0,001829)/(1 - 1,4) = (- 203,22)/(-0,4) = 508,05 J , con una velocità finale pari a sqrt(2 x 508,5 /10) = 10,0846 m/s, che, in assenza di attriti ed in virtù del principio d'inerzia, si manterrebbe costante, con uno spostamento idealmente infinito.
Con pa diversa da zero, lo spostamento del pistone è tanto maggiore quanto minore è pa.
Il valore medio
.
Tanti cordiali saluti.
Gent.ma Francesca,
Considerando che il gas , con volume iniziale Vi1 = 0,0324 mc = 32400 cmc, viene compresso isobaricamente alla pressione pc = pa + F/S = 1,013 x 10 5 + 250/0,008 = 101300 + 31250 = 132550 N/mq, si calcola in base all'equazione di stato pV = nRT, il prodotto nDT tra il numero n di moli di gas ed il decremento DT della temperatura per effetto della cessione all'ambiente di calore DQ (negativo) a pressione costante e del concomitante decremento dell'energia interna DU, dove DVi1 = - Sd = - 0,008 x 0,3 = - 2,4 x 10-3 mc = -2400 cmc: n DT = pDVi1/R = -132550 x 0,0024/8,31 = - 38,2815 moli x °K.
Il volume finale del gas compresso a pressione costante è Vf1 =Vi1 + DVi1 = 32400 - 2400 = 0,03 mc = 30000 cmc.
Applicando l'equazione della trasformazione adiabatica, con pi2 = pc = 132550 N/mq, Vi2 = Vf1 =30000 cmc e Vf2 = Vi2 + Vi1 = 30000 + 32400 = 62400 cmc, si ha:
pf2 (pressione al termine dell'espansione adiabatica) = pi2(Vi2/Vf2)g = 132550 x(30000/62400)1,4 = 132550 x 0,35868 = 47543 N/mq.
Il relativo lavoro di espansione è (pf2 Vf2 - pi2 Vi2 )/(1 - g) = (47543 x 0,0624 - 132550 x 0,03)/(1 - 1,4) = (2966,683 - 3976,5)(-0,4) = 1009,817/0,4 = 2524,54 J.
Essendo Cv = 4,96 x 4,18 = 20,7328 J/(mole °K) e Cp = 20,7328 + R = 20,7328 + 8,31 = 29,0428 J/(mole °K), si calcolano il decremento dell'energia interna relativo alla compressione isobarica, DU = Cv (nDT) = - 20,7328 x 38,2815 J = -793,682 J ed il calore trasferito all'ambiente durante la compressione isobarica DQ = Cp(nDT) = - 29,0428 x 38,2815 = -1111,8 J.
In base al primo principio della termodinamica il lavoro effettuato dalla forza F e dalla forza paS esercitata dalla pressione atmosferica è L = DQ - DU = 1111,8 J - 793,682 J = 318,11 J , mentre il lavoro compiuto dalla sola forza F è L(F) = F d = 250 x 0,3 = 75 J, molto minore del lavoro reso dal sistema durante l'espansione adiabatica (2524,54 J). Come al solito, questa notevole differenza dipende dal fatto
che il lavoro di espansione durante la trasformazione adiabatica viene effettuato a spese dell'energia interna del gas, che equivale, dal punto di vista microscopico, alla somma delle energie cinetiche molecolari.
La maggior parte del lavoro di compressione (243,11 J = 318,11 J - 75 J) è effettuata dalla pressione atmosferica pa.
Altra soluzione
Applicando l'equazione di stato e supponendo che sia, per es., n = 1,15 il numero di moli di gas, si determina la temperatura iniziale dell'aria all'inizio della compressione isobarica):
Ti1 = pi Vi1/(nR) = 132550 x 0,0324/(1,15 x 8,31) = 449,39 °K (176,39 °C).
Si calcola l'abbassamento della temperatura dell'aria per effetto del calore ceduto all'ambiente e della concomitante diminuzione di energia interna, al termine della compressione isobarica alla
pressione pi = 132550 N/mq :DT = pDV/(nR) = -132550 x 0,0024/(1,15 x 8,31) = -33,288 °K.
Pertanto la temperatura al termine della compressione isobarica è Tf1 = Ti1 + DT = 449,39 - 33,288 = 416,1 °K (143,1 °C).
Di conseguenza, la temperatura all'inizio dell'espansione adiabatica è Ti2 = Tf1 = 416,1 °K.
Applicando l'equazione della trasformazione adiabatica, si ha:
Tf2 = Ti2(Vi2/Vf2)g - 1 = 416,1 x ((30000/62400)1,4 -1 = 416,1 x 0,48076 0,4 = 416,1 x 0,746 = 310,4 °K (37,4 °C).
Il lavoro compiuto dal gas durante l' espansione è pari al decremento, cambiato di segno, della sua energia interna:
L = - DU = - n Cv (Tf2 - Ti2) = - 1,15 x 20,7328 x (310,4 - 416,1) = 23,842 x 105,7 = 2520 J , valore che differisce dello 0,179 % da quello ottenuto considerando pressioni e volumi.
Tanti cordiali saluti
Gent.ma Francesca,
Se si considera la compressione adiabatica di un gas, ottenuta impiegando un pistone costituito
da un materiale termoisolante, scorrevole senza attriti in un cilindro fatto anch'esso di materiale
termoisolante, essendo idealmente nulla la quantità di calore ceduta all'ambiente, per il primo principio della termodinamica il lavoro L compiuto da una forza F , crescente al decrescere del volume del gas (altrimenti la compressione sarebbe isobarica e bisognerebbe fare cedere calore al gas per realizzarla, dopo avere eliminato il termoisolamento) ed agente sul pistone lungo la corsa s, si converte integralmente in incremento DU dell'energia interna del gas, che a sua volta, cessata l'azione della forza, si riconverte integralmente in lavoro di espansione.
In particolare, essendo negativo il lavoro L = - integrale [F(s) ds], compiuto dal gas sul pistone (lavoro uguale e contrario a quello effettuato dal pistone sul gas) si ha: L = - DU = - (Ufinale - Uiniziale) = - Cv (Tfinale - Tiniziale). Si deduce che al termine della compressione adiabatica l'energia interna U aumenta di - L e la temperatura assoluta T aumenta in modo direttamente proporzionale all'aumento di U. Pertanto, cessata l'azione di F e lasciando espandere successivamente il gas, sempre in condizioni di termoisolamento e purchè l'espansione avvenga tra gli stessi
valori delle variabili termodinamiche p,V e T, si riottiene al 100% il lavoro meccanico effettuato per comprimerlo.
Ovviamente il lavoro effettuato, sia esso positivo o negativo, può essere calcolato sia con la formula
L =(pfVf - piVi)/(1 - g), sia attraverso la
variazione di energia interna cambiata di segno:
L = -DU = - (Uf - Ui) = - Cv(Tf - Ti).
Esempio : Se il lavoro compiuto per comprimere aria , con temperatura iniziale Ti = 300 °K (27 °C) e calore specifico molare a volume costante Cv = 20,732 J/(mole °K), è Lp = 500 J , il lavoro di compressione Ln subito dal gas è pari a - 500 J, mentre è di 500 J l'incremento DU dell' energia interna , con una temperatura finale Tf = Ti + DU/Cv = 300 + 500/20,732 = (300 + 24,117) °K =
324,117 °K ( 51,117 °C). Pertanto, con un isolamento termico perfetto (ideale),il lavoro positivo
compiuto dal gas nella successiva espansione adiabatica, essendo ottenuto a spese della diminuzione dell'energia interna (-500 J) , è Lp' = - (DU) J = - (-500 J)
= 500 J, con un decremento di temperatura di 24 °K.
In queste condizioni ideali il sistema cilindro-pistone-gas si comporta analogamente ad un sistema elastico (massa-molla) , le cui variazioni di energia potenziale elastica (1/2) kx2 uguagliano il lavoro compiuto o subito per effetto di uno spostamento Dx rispetto alla posizione di equilibrio xo.
Tanti cordiali saluti
Gent.mo Francesco,
a) Un condensatore caricato con un generatore di tensione continua (per es. una batteria con f.e.m. E e resistenza interna Ri), essendo nulla la tensione tra le armature all'istante t = 0 (di chiusura dell'interruttore del circuito di carica), si comporta a tutti gli effetti come un cortocircuito; di conseguenza all'istante t = 0
l' intensità di corrente I nel circuito di carica, cioè nei conduttori che collegano il condensatore ai poli del generatore, è limitata soltanto dalla resistenza interna Ri della batteria, e vale I (t = 0) = E/Ri (legge di Ohm). Considerando che la tensione V (t) = Q(t)/C tra le armature del condensatore va gradatamente aumentando a mano a mano che su di esse si accumulano le cariche elettriche opposte +Q(t) e - Q(t), si comprende come l'intensità di corrente di carica I(t) (decrescente in funzione del tempo con legge esponenziale) sia la causa dell'accumularsi delle cariche sulle armature e quindi anche dell' aumento della tensione tra le stesse. Essendo la corrente di carica la causa dell'aumento della tensione, si deduce che gli
andamenti variabili della tensione tra le armature, prodotti da una tensione di alimentazione non più continua ma alternata, debbano seguire come effetti gli andamenti variabili della corrente di carica e di scarica: un
andamento crescente della corrente di carica è seguito con un certo ritardo (da 0 a 1/4 di periodo a seconda dei valori della resistenza e della capacità inserite nel circuito) da un andamento crescente della tensione, mentre un successivo andamento decrescente della corrente è seguito, con un ritardo uguale a quello dell'andamento crescente, da un andamento decrescente della tensione. In regime sinusoidale permanente (in corrente alternata), si dimostra che la sinusoide della corrente è in anticipo (da 0 a 1/4 di periodo) rispetto alla sinusoide della tensione tra le armature.
Nell'induttore (L) invece, essendo la f.e.m. autoindotta la causa dell'andamento, crescente o decrescente, della corrente, è la sinusoide della corrente ad essere sfasata in ritardo (da 0 a 1/4 di periodo in funzione dei valori di R ed L) rispetto alla sinusoide della tensione. L'inserimento di induttori e condensatori in un circuito in corrente alternata fa sì che l'anticipo della corrente rispetto alla tensione prodotto dai condensatori , sia compensato parzialmente o totalmente (nella particolare condizione di risonanza) dal ritardo della corrente rispetto alla tensione prodotto dagli induttori. Si dice anche che, mentre l'induttore tende ad opporsi alle variazioni dell'intensità di corrente, il condensatore tende ad opporsi alle variazioni di tensione: quanto maggiori sono rispettivamente i valori di L e C, tanto minori sono rispettivamente le variazioni dell'intensità di corrente DI = DV/(6,28 f L) per una data variazione di tensione e le variazioni della tensione tra le armature, per una data variazione di intensità di corrente DV = DI/(6,28 f C), per una data frequenza f della corrente alternata.
b) Considerando per semplicità i soli casi di circuiti induttivi-resistivi e capacitivi-induttivi in fase transitoria, si nota come nel circuito induttivo-resistivo, l'annullamento iniziale dell'intensità di corrente sia dovuto al fatto che la f.e.m. autoindotta all'istante t = 0 equilibra esattamente la f.e.m. del generatore di tensione continua e come invece, nel circuito capacitivo-induttivo, se il condensatore è inizialmente scarico, sia nulla la tensione tra le armature per l'assenza iniziale di cariche sulle stesse, mentre l'intensità di corrente iniziale è massima per il fatto che il condensatore si comporta come un cortocircuito.
Se invece si considera un circuito costituito da un generatore di tensione continua con f.e.m. E, da un condensatore C, da un induttore L e da un piccolo resistore R minore di sqrt(4L/C) (resistenza critica), chiuso il circuito, il condensatore raggiunge la tensione finale di carica (E) dopo una serie di oscillazioni sinusoidali smorzate che, partendo da valori iniziali nulli , V(0) e I(0), interessano sia la tensione V(t) ai capi del condensatore, sia l'intensità di corrente I(t).
Infatti, essendo molto contenuta la dissipazione di potenza nella piccola resistenza R (per effetto Joule), si verificano periodiche conversioni dell' energia elettrostatica (1/2)CV2 immagazzinata nel condensatore in energia magnetica (1/2)LI2 immagazzinata nell'induttore, e viceversa,in modo analogo
a quanto si verifica in meccanica durante le oscillazioni di un ammortizzatore a molla, nel quale l'energia elastica
della molla si converte in energia cinetica, e viceversa.
Le oscillazioni smorzate (con ampiezza decrescente con legge esponenziale) che si osservano nel predetto circuito RLC, con R minore della resistenza critica,si osservano anche durante la scarica del condensatore (scarica oscillante), quando cioè,caricato il condensatore ed eliminato il generatore di tensione continua, la chiusura
del circuito determina il passaggio di una corrente sinusoidale oscillante di scarica, inizialmente nulla, ed il decremento, anch'esso oscillante, della tensione ai capi del condensatore, con tensione iniziale V(0) = E, fino alla
scarica completa del condensatore. Le correnti e le tensioni oscillanti ad alta frequenza generate da un circuito
oscillante RLC servirono ad Heinrich Hertz per sperimentare la propagazione delle onde elettromagnetiche a breve distanza (all'interno del laboratorio), ed a Guglielmo Marconi per la realizzazione del primo sistema radiotelegrafico basato sulla propagazione delle onde elettromagnetiche a grande distanza.
Attualmente tutte le correnti e tensioni oscillanti necessarie nei sistemi di telecomunicazioni (radio, televisivi, satellitari e cellulari) si generano con dispositivi microelettronici a semiconduttori (transistor e circuiti integrati) inseriti in minicircuiti oscillanti RLC, costituiti dall'induttanza L di alcune piccole spire di filo di rame (radio FM), o da quella di una piccolissima pista di rame di una scheda miniaturizzata a circuito stampato (televisori e telefoni cellulari),e da un diodo a semiconduttore a capacità variabile (varicap),che costituisce il condensatore di accordo (di sintonia) alla frequenza di lavoro ed il cui funzionamento è gestito automaticamente dal microprocessore del sistema di selezione dei canali.
Le tecnologie si evolvono, ma i principi di funzionamento sono sempre gli stessi: il vecchio si riveste di nuovo e rivive nel nuovo, anche se spesso, soprattutto le giovani generazioni, non si rendono conto di questo, non riconoscendo nelle varie tecnologie avanzate gli immutabili principi delle scienze fisiche e confondendo, spesso,le prime con le seconde, per carenza di formazione scientifica, soprattutto da ascrivere alla vetustà ed all'obsolescenza dell'insegnamento delle scienze,in particolare della fisica, nella scuola italiana, eccezioni a parte. Si consideri, per esempio, che nei licei classici e scientifici, sulla base della vecchia composizione delle cattedre, risalente al 1924, si mantengono tuttora accorpate le
cattedre di matematica e fisica, senza voler comprendere che la fisica deve essere insegnata da laureati in fisica,sia per per la forma mentis tipica dei fisici, sia per le specifiche ed innovative metodologie teorico-sperimentali che attualmente sono indispensabili per motivare ed entusiasmare i giovani allo studio della fisica.
E' indispensabile ed urgente la separazione dei due insegnamenti.
Si pensi infatti che generalmente, tranne lodevoli eccezioni, i programmi di fisica nelle scuole medie superiori vengono svolti molto limitatamente, non considerando, per esempio la fisica quantistica che è fondamentale per la
comprensione dei principi di funzionamento di tutti gli attuali dispositivi e sistemi tecnologici avanzati (memorie elettroniche,laser, computer, telefoni cellulari e satellitari), e soprattutto dei dispositivi e sistemi nanotecnologici, (natotubi, cristalli fotonici, materiali nanostrutturati) oggetto di ricerche avanzatissime nei laboratori mondiali all'avanguardia nella progettazione del futuro dei prossimi 50 anni. E poi ci si lamenta del fatto che in Italia c'è la crisi delle iscrizioni alle facoltà scientifiche dure. Bella scoperta!!!
Finchè i politici continueranno a fare i miopi e non vorranno capire che investire in cultura significa investire
in tempi lunghi in ricerca e sviluppo per realizzare brevetti e quindi ricchezza, la situazione non cambierà
e saremo destinati ad un declino irreversibile.
Tanti cordiali saluti